(la crisi Iran-Usa raccontata attraverso il caso del Venezuela).

Spesso mi chiedo quale sia la causa della poca lungimiranza attuale riguardo gli eventi a noi contemporanei. Per quale motivo non si riesca ad avere un giudizio lucido e ragionato sui meccanismi e sulle cause delle crisi economiche e militari che esplodono sempre più frequentemente e che sempre più violentemente influenzano e condizionano la vita delle popolazioni coinvolte ma anche di quelle apparentemente più distanti.
La mancanza di approfondimento, il controllo dell’informazione dei media di parte, il distacco cinico dell’uomo “produci-consuma-crepa” sono sicuramente concause ma non bastano a spiegare la mancanza totale di analisi e la conseguente mancanza assoluta di reazione, almeno emotiva, che dovrebbe essere bagaglio istintivo minimo di auto-conservazione.
Tempo fa un’attivista e amica del Movimento SìAmo, Elena Palermo, autrice anche lei di post sul nostro Blog, mi ha segnalato una conferenza di Umberto Galimberti intitolata “Venir meno per essere nulla. Il problema attuale del nichilismo”; la trovate su internet e la consiglio appassionatamente.
L’ottimo filosofo affronta il concetto dello scorrere del tempo nella cultura greca e in quella giudaico-cristiana ponendo l’accento sull’atteggiamento “realista” degli antichi greci rispetto alla ciclicità degli eventi di madre natura; un tempo scandito da un inizio e una fine delle stagioni e della vita umana che si ripete quasi uguale a se stessa fino alla morte e rinasce in un nuovo ciclo.
Gli stereotipi del teatro greco sono validi e attuali ancora oggi.
Differentemente, la cultura occidentale attuale è fondata sul concetto di promessa dell’Eden e quindi una condizione umana di aspirazione al miglioramento e alla “SPERANZA” di un futuro anelato e meritato.
Questo concetto di evoluzione in termini assoluti positivi lo troviamo permeato nell’insegnamento della storia nelle scuole di ogni ordine e grado, con la conseguenza che gli eventi storici temporalmente a noi più vicini sono raramente messi in relazione con quelli più lontani, come se si studiassero strane specie di insetti estinti.
Gli eventi attuali, ripugnati dalla didattica, acquistano agli occhi dei contemporanei un alone di ottimismo affidato ad una sorta di “divina provvidenza” o più laicamente una fiducia nell’eroe yankee a cavalcioni di drone, immune dagli errori e dagli orrori dei suoi predecessori perché incarna la civiltà del PROGRESSO che vince sulla barbarie ed esporta democrazia anche quando quest’ultima cadendo dall’alto produce crateri e vittime.
Così, per affrontare l’attualità senza il trasporto emotivo dei buoni propositi da primi giorni dell’anno, bisogna che io mi aggrappi al vecchio metodo della similitudine provando a farvi ripercorrere i passi già battuti, anche solamente poco tempo prima.
Per abbozzare il quadro dell’attuale crisi Usa-Iran approfitto quindi dell’intervento di Luciano Cerasa, giornalista esperto di economia, ad un seminario svoltosi il 22 Ottobre scorso alla Camera dei Deputati dal titolo: “Il ruolo dei media al tempo delle guerre ibride”:
Cit.:

Io vorrei parlarvi di un caso di scuola della cosiddetta doppia narrazione…
…c’è questa tendenza da parte della piramide dell’informazione e della gestione dei social, a dividere tendenzialmente le cose fra giusto o sbagliato e quindi tra buoni e cattivi.
E quindi è una tendenza a chi ha la preminenza al mainstream informativo di arruolarci tutti nell’esercito dei buoni e veniamo tutti lanciati nella battaglia che poi si combatte purtroppo anche sul campo che provoca non solo post su twitter ma anche morti e sofferenze.
Voi sicuramente avrete come gran parte degli italiani un’idea su cosa sta succedendo e cosa è successo in Venezuela. Quindi il caso di scuola che vi sottopongo è la rivolta del popolo venezuelano contro il regime di Maduro…questo è un po’ quello che è passato praticamente nel 99% dei diari su facebook e dei titoli dei nostri giornali ad eccezione di pochissimi giornalisti come Massimo Fini sul FQ o deputati come Pino Arlacchi…ma stiamo parlando proprio di due-tre persone che hanno provato a dare un punto di vista diverso.
Allora per capire un pochino come stanno le cose: nel settembre scorso io ho visto un bellissimo documentario di Nanni Moretti sul golpe in Cile. Lui ha dichiarato esplicitamente che era un punto di vista di parte però la sua documentazione era sicuramente di taglio giornalistico per cui lui ha fatto parlare i reduci del governo della dittatura di Pinochet da una parte e gli esuli cileni che sono venuti qui in Italia dall’altra.
Quindi c’è stata una rappresentazione di quello che è avvenuto in Cile nel 1973. Salvator Allende viene eletto secondo i canoni della legittimità costituzionale, Presidente del Cile; è dichiaratamente un esponente politico di estrazione marxista quindi un socialista.
Allende appena arriva al potere nazionalizza l’industria del rame, senza neppure pagare gli indennizzi alle multinazionali statunitensi. Primo punto di riferimento: controllo delle materie prime.
E’ una situazione che ha creato all’epoca non pochi disagi alle lobbies di allora che controllavano l’estrazione del rame che serviva per fare i cavi della telefonia…insomma: un’industria strategica.
Come disfarsi di Allende?
La tecnica per disfarsi di Allende, quindi destabilizzare il governo legittimo è quella di pianificare una serie di azioni soprattutto economiche per creare il caos. Si fa ancora adesso…io penso che lo insegnino a West Point nelle prime lezioni. Se uno vuole far cadere una città, che sia una città romana o altomedioevale, si costruisce un fossato molto profondo intorno alla città, si tagliano tutti i rifornimenti e si aspetta che la città capitoli.
Adesso, nei tempi della globalizzazione si fa con altri mezzi, chiudendo i finanziamenti, risorse economiche che servono appunto per compare i beni di prima necessità. Tutto questo è successo nel 1973 in Cile.
Dobbiamo dire che questa strategia ha portato carenza di cibo, carenza di medicine…un paese al collasso. E lì è subentrata una tecnica informativa di gettare la responsabilità sulla incapacità del governo di allora di mandare avanti l’economia. Era un governo di sinistra…la prima volta che capitava in Cile.
Quindi: governo incapace, si cerca di creare destabilizzazione, rivolte popolari che in realtà contro Allende non ci sono state…lì l’elemento decisivo è stato l’esercito che si è pronunciato, è entrato in campo e ha praticamente esautorato Allende e ha scatenato una caccia all’uomo di tutti gli oppositori che non erano assolutamente armati. Non c’è stata un’opposizione armata come in altri paesi del sud america. Quindi hanno ammazzato migliaia di persone, operazione Condor…lo sapete tutti.
L’Italia è stato l’unico paese del patto atlantico a non riconoscere la dittatura Pinochet.
Perché vi ho fatto tutto questo preambolo parlando del 1973? Intanto c’è un esempio di doppia narrazione fra quello che è capitato e quello che veniva raccontato all’esterno e che ha determinato la presa di posizione dell’opinione pubblica di allora e quindi dei governi occidentali nei confronti di quella operazione che assomiglia spaventosamente a quello che era successo pochi anni prima in Vietnam, quindi stiamo parlando di tecniche precise.
La domanda è: non trovate qualche assonanza tra quello che è successo in Cile, gli elementi che vi ho detto…e quello che vi hanno raccontato sul Venezuela?
Non vi hanno raccontato che in Venezuela c’è un governo, un regime comunista che opprime la gente, inetto, per cui non ci sono medicine negli ospedali, non arriva cibo, i supermercati non riforniti?
Questo è ciò che abbiamo visto sui nostri telegiornali dal TG1, TG3 a Canale5; i nostri inviati che stavano lì e dicevano della rivolta popolare. Diciamo che rispetto al Cile il gioco che non è riuscito è che non c’è stato il pronunciamento dei militari tant’è vero che Maduro è ancora lì.
Allora io volevo darvi alcuni dati su quello che è successo prima di questa narrazione: in questi anni si è assistito ad una vera e propria guerra economica dell’amministrazione Trump contro il governo venezuelano ed è una guerra per causare il collasso politico e sociale del paese; che è scoppiata ben prima dell’auto-proclamazione di Guaidò alla presidenza del Venezuela.
Vi do pure qualche dato che in Italia non ha sentito nessuno, ve li do in esclusiva:
alla fine dello scorso gennaio il governo degli Stati Uniti ha annunciato una imposizione di NOVE sanzioni nei confronti della compagnia petrolifera statale che hanno bloccato SETTE MILIARDI di dollari in beni e 11 MILIARDI di dollari in esportazioni di petrolio per il 2019. Questo è l’ultimo provvedimento.
La Banca Centrale del Venezuela, dopo questa operazione, ha cercato di recuperare (questo è un fatto che ha scritto solo il SOLE24ORE) dalla Banca d’Inghilterra senza riuscirci lingotti d’oro per un valore di 550 MILIONI di dollari, sono circa 14 TONNELLATE di lingotti che erano depositate nell’istituto bancario a Londra. Dietro il mancato rimpatrio non ci sono stati motivi procedurali come finora sostenuto dal governo Inglese (diciamo che anche gli alleati si sono dati da fare) ma “una vera operazione di esproprio internazionale organizzata segretamente dalla Casa Bianca” e lo scrive Alessandro Plateroti sul SOLE24ORE.
A raddoppiare la forza d’impatto di questa operazione è poi arrivata la Deutsche Bank, quindi i tedeschi che hanno chiuso unilateralmente con Caracas un contratto swap garantito da 17 TONNELLATE di lingotti d’oro e li hanno riversati sul conto londinese. Quindi praticamente il colpo è stato doppio: la Banca Venezuelana è stata costretta a ripagare il prestito in valuta pregiata senza poter rientrare in possesso della garanzia.
Allora queste diciamo che sono le ultime operazioni finanziarie a cui abbiamo assistito. Io vi ricordo molto rapidamente che il primo ordine esecutivo allora di Barack Obama contro il Venezuela risale al Marzo 2015.
Tutte operazioni finanziare, politiche, mediatiche, paramilitari, diplomatiche coperte che sono state dimostrate dalle informazioni pubblicate anche da Wikileaks e da centinaia di documenti declassati dal governo degli Stati Uniti.
Sono state in alcuni casi presentate operazioni contro singoli individui perché un altro tema che era stato lanciato è che tutta la giunta di Maduro fosse corrotta. Infatti il Dipartimento del Tesoro statunitense emette nel Marzo 2018 un avviso per allertare le istituzioni finanziarie internazionali che le transazioni pubbliche venezuelane possono essere legate alla corruzione. Questo ha comportato che insieme al congelamento delle risorse e delle riserve in oro e di valuta pregiata del Venezuela, abbia innestato attraverso vari i istituti finanziari una reazione di gestione e una paralisi di gestione di operazioni di acquisto e vendita dei fondi e dell’oro e tutto questo ha ostacolato il pagamento di fornitori di beni essenziali come cibo e medicine coinvolgendo la popolazione.
Vi faccio solo un esempio: nel Luglio del 2017 la Citybank si è rifiutata di ricevere fondi venezuelani per l’importazione di 300 MILA dosi di insulina destinati a soddisfare la richiesta dei pazienti registrati. Voi sicuramente nei telegiornali avrete sentito che c’era gente che moriva per mancanza di insulina negli ospedali venezuelani per colpa del governo di Maduro.
Quindi in conclusione: guardando alle questioni sudamericane con l’ottica dei mercati occorre sempre avere letto preventivamente “Confessioni di un sicario dell’economia” di John Perkins che vi invito ad andare a vedere, dove si descrive quali sono le tecniche che vengono utilizzate, come dicevamo prima, per far cadere la città medioevale ma anche per far cadere i governi non graditi nel XXI secolo. Evidentemente la conclusione è che intorno al ghiotto boccone venezuelano ci siamo degli interessi molto ingenti, ricordiamoci ovviamente che il Venezuela è uno dei maggiori produttori di petrolio e il petrolio è ancora un ago della bilancia che può far decidere la guerra o la pace, il bene o il male e il disastro di intere popolazioni.
Fine citazione.

PANAMA 1990
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IRAQ 2003-2011
LIBIA 2011-2020
Sono le guerre combattute dagli Usa e dai suoi alleati Nato dopo il disfacimento dell’Unione Sovietica, che hanno lasciato distruzione, caos e spesso nascita di terrorismo internazionale come l’Isis
PERU’ 1992
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IRAN 2005
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PALESTINA 2006-2007
HONDURAS 2009
UCRAINA 2014
YEMEN 2015-2020
Sono i colpi di stato o le guerre per procura che il governo americano ha sostenuto, foraggiato e creato, anch’esse dopo la caduta del muro di Berlino.

Art.11 della Costituzione
«L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».