Avviene in data 19/12/2019, un fatto particolare che richiede analisi e riflessione : le giurisdizioni superiori, ancora una volta, coprono i vuoti legislativi.
La politica, che non si prende responsabilità normative in merito al tema cannabis, viene scavallata dalla sentenza della Cassazione che stabilisce non essere più reato la coltivazione di piccole quantità di cannabis ad uso domestico.
Dice la sentenza:
“Non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni, svolte in forma domestica. Attività di coltivazione che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore….”
Il bene giuridico della salute pubblica, tutelato dalla legge, non verrebbe quindi messo in pericolo dal singolo da cui, quindi, la presa di posizione e responsabilità.
Rimane, ad ogni modo, un dilemma, il fatto che la sentenza consenta una coltivazione domestica in piccole quantità, ma senza limiti di THC, mentre non si espone in merito ai sequestri preventivi sulla cannabis LIGHT, a tutt’oggi ancora priva di normative chiare.
Si deduce che, potranno solo aumentare i sequestri, non solo alle aziende, ma anche ai coltivatori singoli, aumentando di conseguenza i processi per controllare, sia l’uso personale, che la coltivazione destinata al mercato in generale.
L’unico elemento di fondamentale importanza che cambierà, sarà il messaggio che la politica dovrà, ad ogni costo recepire : SERVE UNA LEGGE CHIARA E POLITICHE CORAGGIOSE E DECISE.
La notizia di questa nuova apertura al tema, giunge con quella più triste, di un militante storico, Lucio Bertè, scomparso proprio questo 24 dicembre e ricordato in un’intervista, da Rita Bernardini.
Doverso ripercorrere le lotte che hanno portato agli eventi attuali, tra cui diverse azioni di disobbedienza civile, come quella in piazza scala a Milano, nel 1997, quando Bernardini, Bertè e Pannella furono arrestati e poi scagionati due anni dopo, per “non aver commesso i fatti”.
Molti altri disobbedienti furono assolti o condannati, a seconda delle città o del collegio giudicante, insomma nel totale caos giurisprudenziale.
Ad oggi finalmente un po’ d’ordine e apertura di un capitolo positivo, soprattutto per tutti quei malati, utilizzatori di cannabis terapeutica, tanto criticata e posta all’interno di un tabù, fino ad ora, indiscusso.
Nuovo inizio, anche per L’associazione LapianTiamo, che da anni lotta per dare accesso ai malati, delle quantità necessarie alle terapie, attivi sul territorio per cambiare la visione della cannabis all’interno delle istituzioni e soprattutto delle case dei cittadini, sommersi da preconcetti.
Possibili speranze quindi per tutte quelle associazioni, come cannabis_ cura_ Sicilia, dichiaratesi apertamente disobbedienti per necessità di fronte alle istituzioni assenti nei confronti di ogni diritto umano violato, inerente alla libertà di cura.
Con gratitudine rivolgiamo i ringraziamenti alla giustizia superiore che, ancora una volta, copre vuoti legislativi, che ancora una volta ci pone di fronte alla necessità di osservare che la politica che serve ancora manca.