by Ruben Bellucca

Il MES (acronimo di Meccanismo Europeo di Stabilita’) esiste da tempo, come organismo finanziario; una sorta di consorzio di garanzia accessorio all’ economia a debito al quale siamo assoggettati sui mercati bancari.

 Con le evoluzioni in corso, oggetto di discussione nazionale ed europea, tale organismo, ora, sara’ consolidato in modo drammatico per salvare le banche tedesche, esposte più di tutte in Europa non solo in base a parametri d’esposizione del debito – che non e’ semplicemente il debito pubblico, relativamente poca cosa, ma l’aggregato di tutta la massa monetaria bancaria, pubblica e privata, di ogni Stato – ma per la”voragine” dei derivati subprime dei mercati USA che detengono oltre a molti altri prodotti (“mille foglie e cessioni di crediti vari, roba noiosa da spiegare ma finanziariamente definita “tossica”e facente parte di un”vero mercato”finanziario)  rispetto alle banche italiane meno esposte (per fortuna) e piu’ avvedute in termini di gestione finanziaria.

 Ora con la brexit (e gli Inglesi fanno bene a svincolarsi dai dettami UE, cosa possibile in virtù’ della loro moneta sovrana, al di la’ dell’esposizione in Euro) il MES s’indebolisce per il ritiro della partecipazione inglese e siccome le banche italiane sono le più solide, si chiede all’Italia di “pagare” oltre 120 miliardi per consolidare la propria posizione rispetto allo scenario di cassa “cambiato”. 

Ma cio’ e’ un vero “auto gol” per l’Italia.

 Tirando fuori tutti questi soldi (dove e come si produrrà’ una simile cifra?) che valgono 3/4 finanziarie “lacrime e sangue”, si peggiora l’esposizione debitoria (il debito pubblico che – si ricordi – non e’ MAI restituibile ma e’ un Indicatore d’ ipoteca di proprietà’ privata per asset finanziari su ogni nazione) ed il “rating” che  allontanerà’ gli acquirenti istituzionali nei mercati dei titoli di stato italiani (sul primario) e che indurranno variazioni dei tassi d’interesse con effetti devianti sullo spread

Cio’ significhera’ non accedere facilmente, alle condizioni attuali, ad altri prestiti pubblici sui mercati privati (la vergogna operativo-finanziaria attiva dai tempi delle privatizzazioni) rendendo l’ economia italiana a rischio “default” per effetto di una necessaria “ristrutturazione” del debito, dovuta al fatto che per “rimpolpare” la nostra quota MES il debito complessivo sale e va – ulteriormente rispetto alla situazione attuale – “RIFINANZIATO“. 

Qual’e il “siluro” che ci attende?  

Con un debito ristrutturato oltre a non aver più’ facile e normale accesso alla vendita sui mercati finanziari dei titoli di stato, paradossalmente NON si può’ beneficiare del MES per effetto di crisi finanziaria indotta/prospettata da peggioramento dell’esposizione debitoria a cui andremmo inevitabilmente incontro.

Cio’ ci priverebbe della titolarità’ di supporto del fondo salva stati e, quindi – detto nel “volgo” – saremmo”fregati” due volte. 

Quindi: 

Paghiamo. Chi ne beneficia sono le banche tedesche “irresponsabili” ed esposte a rischio default e salvabili con i nostri soldi,  ed in piu’ peggioriamo la nostra esposizione debitoria e non siamo piu’ finanziabili come fino ad oggi. 

 Come mai questa disponibilità’ di 120 Miliardi di Euro esiste – e potrebbe esser destinata a molte attività’ URGENTI per la nazione, per il sociale, per spesa pubblica, per produrre lavoro, per ridurre la pressione fiscale – oppure se “inesistente”… viene richiesta alla gia’ vessata popolazione?

Vogliamo soltanto pensare a cosa significhi una capacita’ di spesa, richiesta, di 120 miliardi di Euro per la nazione?

1) Ulteriore ed impropria/vessatoria tassazione crescente, con indebolimento delle facoltà’ produttive e di business delle imprese nazionali con speciale attenzione alle PMI. Ciò si traduce in MINORE LAVORO e peggioramento/precarietà’ di quello esistente.

2) Peggioramento del rating di mercato per la vendita titoli di stato con finanziamento da banche internazionali (mercato primario) richiesto per la gestione pubblica e relative spese.

3) Peggioramento della facoltà’ di collocazione dei titoli anche sul mercato secondario delle banche nazionali che, difficilmente, investiranno (anche questa e’ fonte di finanziamento per lo stato, cosa che era “a credito” in tempi precedenti al neo liberismo) sugli stessi, riducendo il potenziale economico della nazione con ricadute inevitabili e tagli sulle spese dei servizi pubblici e correlati.

4) Degrado delle condizioni generali dell’economia indotta dalla stagnazione bancaria privata che, in condizioni peggiorative, restringerà’ ulteriormente l’ accesso al credito per imprese e privati a seguito dei criteri di stabilita’ compromessi come sopra.   Ciò significherà’ minore ricchezza e capacita’ di spesa, blocco della disponibilità’ d’accesso a conti correnti ed ulteriori azioni di riduzione d’uso del Contante; unica risorsa convertibile di spesa per le fasce più’ deboli della Popolazione.

Risultato finale? COMMISSARIAMENTO, stile quello già’ subito dalla Grecia!!

Ossia, la “vendita” della Nazione…

L. Ruben Bellucca