Oggi è il giorno dell’ipocrisia, maschile e femminile, in questo siamo evidentemente all’uguaglianza assoluta. Il maschilismo ancestrale, che come altri istinti dovrebbe essere chiuso in un cassetto, imperversa in ogni luogo e ad ogni livello.
Il sessismo, la categorizzazione delle persone, promotrice della violenza sembra appartenere ed essere indispensabile al linguaggio giornalistico, e questo non fa che alimentare nelle persone atteggiamenti e dinamiche di “tolleranza” tra persone che in ogni momento può portare al dramma. Questo, prima ancora di essere responsabilità della società, è responsabilità di una modalità educante che tra gli attori dovrebbe vedere, oltre che la scuola e il mainstream, la famiglia. Madri e Padri che, vittime dell’educazione subita, non riescono a trasmettere i valori di riferimento per un rispetto trasversale dovuto alle persone, ancor prima che alle donne o agli uomini. Un rispetto che si deve alle persone “buone” piuttosto che alle cattive. Si deve ai “giusti” e non agli ingiusti. Purtroppo il più delle volte ad alimentare questo circolo vizioso sono le madri. Troppo spesso il senso materno spinge alcune donne ad atteggiamenti più che protettivi nei confronti dei figli e, troppo spesso, le spinge ad educare con un educazione sessista sia “maschi” che “femmine”. Questa non è una cosa da femmine, questo non è una cosa da maschi. O peggio: Ma come la mandi in giro la tua ragazza. E ancora: Trovati un uomo che si prenda cura di te. Un educazione che porta ad una coazione a ripetere che si perpetua nel tempo dalla notte dei tempi e su cui tutti, donne e uomini, dovremmo lavorare. Poi ci sono le eccezioni, questo è evidente: “Fatti il letto che non hai la serva”, oppure più semplicemente: Apparecchia, sparecchia, sistemati i panni, aiuta, devi essere indipendente per poter amare “indipendentemente”. Grazie papà ma soprattutto: Grazie Mamma.