Vogliamo essere propositivi e costruttivi. Non vogliamo assolutamente entrare nel gioco della politica oppositiva, perché è questa che ha creato la frammentazione sociale. È questa che ha tolto identità alle persone e gli ha precluso qualsiasi visione progressista della società.
“È il bancarismo baby“!
Strano nome, non trovate? Non è il liberismo, ne’ la bancocrazia, soggetto narrativo molto in voga tra i sovranisti attuali. Il liberismo o il neo-liberismo che ha distrutto le nostre società, aveva in comune l’azione elaborata in funzione del territorio in cui operava e poteva essere contrastato da azioni, appunto, partite dai territori. Il neoliberismo, come strategia economica, si occupava di deregolamentare i mercati di una nazione, dando ampi margini speculativi per chi teneva le redini dell’economia ma, come ogni politica, doveva fare i conti con le reazioni dei cittadini, dei popoli, pertanto doveva suo malgrado attenersi ai concetti etici e morali di quei Paesi su cui voleva allungare i propri artigli.
Il bancarismo invece, opera come dottrina dogmatica della finanza e, come ogni dottrina, non ha bisogno di palesare il proprio potere (come per la bancocrazia), ma agisce grazie al proprio status di dottrina apolide, senza nessuna etica o morale.
Gli effetti li vediamo oggi in ogni paese che ha tentato di sollevare la testa. Le scelte della finanza non devono in alcun modo essere disturbate. Cosa occorre? Morti? Manganelli? Feriti? Colpi di stato? Li avremo!
Dobbiamo accettare supinamente le diseguaglianze sociali. Dobbiamo abbandonare l’idea che esistano le classi sociali così come ve le hanno descritte, perché le classi sociali non esistono più! O meglio, mettiamoci in testa che sono loro che stabiliscono quali siano le classi sociali. È molto più semplice di quello che crediamo;
Hanno bisogno che noi facciamo impresa ma sono loro che stabiliranno le regole per farci fare impresa. Arriveranno anche a farci costituire un nostro personalissimo capitale, con cui costruiremo il nostro piccolo impero, ma quando poi cominceremo a diventare scomodi, cambieranno nuovamente le regole e noi verremo ripiombati al nostro status originario. Nel frattempo ci saremo indebitati proprio con loro ed è evidente il cappio al collo che ci hanno messo senza neanche essercene resi conto (ci hanno tolto anche il tempo per riflettere ed esercitare il nostro pensiero critico, ovvio).
Le classi esistono fin quando la realtà preconfezionata da quell’uno per cento che detiene il controllo finanziario mondiale stabilisce che sono utili, quando diverranno scomode basterà un click e le regole del gioco cambiando, le faranno sparire. Ma una cosa importante non può sfuggirci, loro sono l’1%, noi il restante 99%.
Vogliamo la terza via! Vogliamo che i cittadini tornino ad essere padroni delle proprie esistenze e che lo stato sia il garante delle libertà individuali.
Vogliamo cambiare l’assetto dell’intero impianto statale, tornando alla Costituzione del 1948 che aveva puntato ad un orizzontalità del potere e ad una suddivisione dello stesso. Vogliamo cambiare il Paese per renderlo un esempio per i nostri fratelli in altre nazioni,oggi schiacciate dal potere finanziario. Vogliamo una nuova centralità dell’essere umano, nel rispetto delle peculiarità di ognuno, delle diversità e delle capacità soggettive.
Viva l’Italia,viva la libertà!