L’allarme in Europa, i ritiri di lotti contaminati con impurità anche cancerogene (come la stessa inchiesta di Report messa in onda recentemente e ancora prima da TV private Svizzere) e l’Agenzia Italiana del Farmaco al centro di un’inchiesta per aver favorito il “salvavita” più caro, anziché la stessa identica sostanza ma più economica, devono farci riflettere sulla bontà delle scelte sanitarie, sugli strumenti che noi cittadini possediamo o meno per valutare se queste scelte siano davvero utili e benevole per la nostra salute o se si tratta di meri interessi economici e finanziari dei giganti del farmaco.
Il ruolo di un’azienda sanitaria e ancor di più il ruolo di un’istituzione (ISS), dovrebbe essere quello di difesa del cittadino ma in virtù di tali scandali nazionali e internazionali, di cui sempre bisogna ricollegare le memorie degli accadimenti, come si determina la fiducia del cittadino nei confronti delle aziende e delle stesse Istituzioni?
Il paziente è tenuto al beneficio del dubbio e al diritto-dovere di informarsi, se necessario attraverso più consulti. Chiunque dovrebbe avere libero accesso ai dati e informazioni, anche estere, legate a fatti precedenti, che porterebbero a determinare una scelta personale e consapevole del proprio percorso di cura.