«Il bisogno di uno smercio sempre più esteso per i suoi prodotti sospinge la borghesia a percorrere tutto il globo terrestre. Dappertutto deve ficcarsi, dappertutto deve costruire le sue basi, dappertutto deve creare relazioni. Con lo sfruttamento del mercato mondiale, essa ha dato un’impronta globale alla produzione e al consumo di ogni paese. Ha tolto da sotto i piedi dell’industria il suo terreno nazionale, con grande rammarico dei reazionari. Le antiche aziende nazionali sono state distrutte, e ancora oggi vengono distrutte ogni giorno, soppiantate da industrie nuove, la cui introduzione diventa questione di vita o di morte per tutte le nazioni civili, da aziende che non lavorano più soltanto le materie prime del luogo, ma delle zone più remote, e i cui prodotti non vengono consumati solo dal paese stesso ma in tutte le parti del mondo. Ai vecchi bisogni, soddisfatti con i prodotti del paese, subentrano bisogni nuovi, che per essere soddisfatti esigono i prodotti dei paesi e dei climi più lontani. All’antica autosufficienza e all’antico isolamento locale e nazionale subentra uno scambio universale, una interdipendenza universale fra le nazioni».

Karl Marx