“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

I padri costituenti erano sovranisti? Si! E vollero che questo fosse particolarmente evidente, tanto che, il termine “sovranità” vollero inserirlo nell’articolo 1 della nostra costituzione.

Insomma niente di rivoluzionario, anzi, probabilmente per molti questo termine può sembrare persino anacronistico, fuori dal tempo. Ed allora perché, chiunque si avvicina a questo mondo “vecchio”, sia esso un politico o un comune cittadino, viene immediatamente tacciato di essere contro lo stato? Relegato nella folta schiera dei “mitomani”, “complottisti”, “nostalgici”.  Forse lo stato, la nazione, non ha più in uso la propria costituzione?

“Sei un sovranista? Quindi sei nazionalista”. Quante volte ve lo siete sentito dire? O peggio: “Sei sovranista? Quindi sei razzista”. Come se chiedere al proprio paese, alla sua rappresentanza politica, di rispettare quanto scritto nella costituzione, fosse un impegno morale dei soli cittadini con idee vicine agli schieramenti di destra. Non nego che il rischio di confondere il termine “sovranismo” con altri termini come: nazionalismo, statalismo, nazismo, sia facile. Quello che è preoccupante è l’uso che i media main stream ne fanno e quanto tentano di mettere nello stesso calderone queste correnti di pensiero. Il sovranismo altro non è che la sublimazione della richiesta, da parte del popolo o di alcuni politici, di tornare a rispettare la costituzione del 1948, ed il concetto in essa espresso, che la Repubblica è di “proprietà del popolo” ed al popolo spetta decidere il proprio destino attraverso il dibattito e la discussione parlamentare.

Certo, per dirla alla Bartali “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”! Intanto bisognerebbe tornare, a mio modo di vedere, al sistema proporzionale classico, così come previsto dalla costituzione ,togliendo un po’ di potere alle segreterie di partito che dal 1993 hanno cominciato ad usare varianti più o meno simili alla famosa “legge truffa” del 1953, per ridurre i propri candidati a semplici espressioni numeriche. E questo è evidente, i deputati ed i senatori che si allineano pedissequamente ai dettami dei vertici del partito o del movimento cui appartengono, verranno nuovamente candidati, quelli che non riescono a sottostare alle indicazioni di voto, vengono puntualmente isolati o emarginati, venendo di fatto esclusi da ogni posizione di gestione della cosa pubblica. Quello che rende davvero drammatica questa situazione è che i tanti conflitti di interesse, le collusioni con i mercati, con l’alta finanza, fanno si che quella che dovrebbe essere la rappresentanza politica del paese, diviene palesemente il braccio “armato” di sistemi economici internazionali, o meglio, di organizzazioni senza “patria”.

Un sistema proporzionale classico garantirebbe il ritorno ad una vera rappresentanza in parlamento. Sarebbe la base di partenza per avere, per il popolo, uno stato sovrano. Un nuovo modello, in questo mondo globalizzato, da esportare.

E si, questo servirebbe, un nuovo modello. Un modello che veda nell’internazionalismo, l’unione di intenti dei cittadini ma ripudi il globalismo dei mercati. Un internazionalismo che consenta, ad ognuno di noi, di sentirsi cittadino del mondo ed orgoglioso di appartenere ad un popolo. Felici di essere parte attiva di un paese che, attraverso la propria sovranità politica ed economica, decida di svincolarsi dalle competizioni industriali effimere, che hanno portato all’accelerazione produttiva di questo secolo. Questa è stata la vera trappola in cui ci hanno gettato, perché in assenza di risorse naturali, il paese Italia è da sempre assoggettato ai mercati, ed a chi li gestisce.

Solo attraverso la sovranità politica potremo nuovamente decidere di vivere e lavorare con “lentezza”, potremo tornare a produrre qualità, piuttosto che quantità. Solo rispettando la costituzione del 1948 potremo tornare ad esaltare le nostre competenze, le capacità produttive delle nostre comunità. Solo attraverso questo lascito del passato potremo tornare ad un vero sviluppo sociale e culturale in una forma armonica con il territorio. Questa è la chiave di volta, smettere di voler essere uno dei tanti “mc Donald’s” e scegliere di essere un fantastico, meraviglioso, ineguagliabile “ristorante”.

Viva la sovranità del popolo.