Non possiamo più fare finta di nulla mentre un rigurgito di “razzismo” prende nuovamente forma, rivitalizzato dalle politiche autoritarie del ministro degli interni e dall’assordante silenzio dei suoi compagni di merende.

 

La narrativa, costruita in decenni di lavoro, ha prodotto nel paese una forma di pensiero utile solo alle classi più abbienti, coloro che chiusi nelle loro ville, nei loro quartieri residenziali, nelle loro bolle economiche, non fanno che gettare benzina sul fuoco.

 

I problemi che stiamo vivendo in questa epoca sono diversi, ma tutti hanno un unico comune denominatore, il capitalismo.

 

Il problema immigrazione:

Ad oggi non esiste un problema immigrazione, esiste il dramma che vivono centinaia di persone per fuggire da un continente che, da circa 400 anni, subisce politiche economiche colonialiste, in cui tra i nomi di paesi come Francia, Olanda, Belgio, Usa, Germania, compare anche il nostro. L’Italia sfrutta i giacimenti del delta del Niger e produce un flusso costante di immigrati proprio da quei territori.

Persone, esseri umani, che lasciano la propria terra in cerca di un futuro migliore. E’ vero, non tutti scappano dalle guerre o dalle carestie, ma quanti italiani emigrano per riuscire ad avere un futuro migliore?

 

La narrativa ha sviluppato una tra le tante teorie meschine, la teoria del piano Kalergi. Un astruso piano organizzato per sostituire le popolazioni “occidentali” e creare il “meticciato” per avere nuovi schiavi da sfruttare.

 

Molti ci credono, ma a cosa serve questa teoria?

 

In primis la sua utilità sta nello spostare l’attenzione dalle lobby che con le loro politiche aggressive producono i flussi migraotori, perché è ovvio se è tutto pianificato da entità oscure, perché andare a cercare altri responsabili?

 

Secondo: Questa teoria che descrive “la sostituzione dei popoli” ed il “meticciato”, occorrono per sdoganare due concetti importanti, insiti nel nostro DNA (purtroppo), la difesa della razza.

E’ evidente se si sposta un gran numero di esseri umani da un continente ad un altro prima o poi il “rischio” che qualcuno incontrandosi si ami, c’è; ed amandosi magari mettono al mondo anche qualche “meticcio”, che ricordo è un termine cortese per il più comune “bastardo”.

 

Terzo: I nuovi schiavi. Beh dai diciamocelo, questa è davvero la parte più scema di tutte. Nel 2018, per abbassare i diritti dei lavoratori nella nostra nazione, occorre importare persone in situazioni economiche disastrose. E questo non viene detto da persone che tra una birra e l’altra leggono la gazzetta dello sport, no, questo viene sostenuto da fior di intellettuali, persone con tante di quelle lauree che potrebbero tappezzarci le pareti di casa. E l’esempio è sempre lo stesso: “i pomodori”.

Vi prego lasciate stare i pomodori, ma che vi hanno fatto? “I pomodori in Italia vengono raccolti a 2 euro a cassetta” ti rispondono, ed in modo del tutto arbitrario la responsabilità a chi la danno, agli immigrati che accettano di essere sottopagati.

Ecco questo poteva essere vero fino al 1877 circa, quando vide la luce la prima nave frigorifero, da quel momento in poi i lavoratori avrebbero dovuto fare maggiore attenzione alle scelte economiche della propria nazione, perché il nemico da quel giorno non poteva più essere l’immigrato ma il trattato. Esempio (ovviamente con i pomodori) se nel nostro paese noi smettessimo di raccoglierli a due euro a cassetta, grazie ai trattati internazionali di libero scambio, la grande distribuzione potrebbe acquistare miliardi di cassette di pomodori dalla Cina e pagarli 10 centesimi a cassetta e pagare 1,90 euro per il trasporto di ogni cassetta, ergo, non sono gli immigrati i nuovi schiavi, lo siamo un po’ tutti fino a che non decideremo di riconquistare la nostra autonomia politica, economica e monetaria.

 

E’ palese che il gioco “chiudiamo i porti”, “sono violenti”, “arrivano i terroristi”, “islamizzeranno l’europa”, serve solo per distrarvi dalle decine e decine di altre problematiche che puntualmente incideranno sulla nostra vita di normali cittadini.

 

Manca certamente la sicurezza nelle città, e non per colpa di chi parte dalla propria terra per cercare di costruirsi un futuro migliore, ma per colpa di chi a capo delle istituzioni ha smantellato gli apparati di sicurezza, in nome del pareggio di bilancio, su invito della comunità europea.

 

Manca certamente il lavoro in Italia, e non per colpa di chi fugge dal proprio paese per inseguire un sogno, come fanno molti dei nostri giovani, ma per colpa di uno stato che ha abbandonato una delle prime funzioni a cui dovrebbe ambire qualsiasi nazione, la ricerca della piena occupazione.

Piena occupazione che è stata delegata ai privati con il risultato, scontato, che per fare maggiori profitti, per raggiungere la massima speculazione possibile, dovendo assumere il più possibile, dovendo rimanere concorrenziali in un mercato globalizzato hanno chiesto ed ottenuto di ridurre i diritti dei lavoratori fino all’annullamento dello stato sociale.

 

Mancano certamente le case per tutti, ma non per colpa di chi si mette in lista essendo nulla tenente, ma per colpa di chi “nascendo costruttore” ed essendo nelle istituzioni, nei consigli regionali o comunali, dovendo tutelare i propri interessi impedisce la costruzione di case popolari.

 

Le violenze di questi giorni contro gli immigrati sono figlie, di una cattiva gestione della comunicazione, di una pessima lettura degli episodi da parte dei cittadini oppressi da mille problematiche costruite ad arte ed anche dai tanti, troppi, intellettuali collusi con il sistema.

 

E lasciate perdere i pomodori.

 

Emiliano Gioia