Il giorno 27 maggio 2018 verrà ricordato come il giorno del “tradimento”.
Ma chi ha tradito chi? A mio parere c’è una ampia connivenza tra tutti gli attori chiamati in causa. Vediamo come funziona:

“Anche se non espressamente previsto dalla Costituzione, il conferimento dell’incarico può essere preceduto da un mandato esplorativo che si rende necessario quando le consultazioni non abbiano dato indicazioni significative. Al di fuori di questa ipotesi, il Presidente conferisce l’incarico direttamente alla personalità che, per indicazione dei gruppi di maggioranza, può costituire un governo ed ottenere la fiducia dal Parlamento”.

Per tanto quanto affermato dal presidente della repubblica “sono andato oltre assegnando l’incarico di formare il governo ad una persona non eletta in parlamento” non ha il valore che vorrebbe intendere, perché è previsto dalla nostra costituzione che ogni cittadino italiano se ritenuto “una personalità” e ritenuto competente, può essere indicato dalla forze politiche come presidente del consiglio.

“Una volta conferito l’incarico, il Presidente della Repubblica non può interferire nelle decisioni dell’incaricato, né può revocargli il mandato per motivi squisitamente politici”

Che sta a significare che il presidente della repubblica ha diritto di veto sulle competenze e sull’opportunità di assegnare l’incarico e mai sulle scelte politiche.
Per tanto quello che ha fatto il presidente Mattarella è una forzatura su quanto in suo diritto.

In passato era già avvenuto più volte: nel 1994 Berlusconi indicò Cesare Previti al palazzo di Grazia e Giustizia, l’allora presidente della repubblica Scalfaro ne blocco l’incarico memore della battuta in campagna elettorale «Vinceremo le elezioni e poi non faremo prigionieri».

Nel 2001 fu la volta di Maroni indicato dalla lega per lo stesso ministero, sostituito poi da Castelli per l’intervento del presidente Ciampi.

Ricordiamo infine Gratteri il cui incarico fu respinto da Napolitano.

Ma la domanda è: E’ possibile non far nascere un governo perché le due forze politiche di maggioranza si impuntano su un nome? Dopo essersi spartiti tutti i ministeri, non sarebbe stato più intelligente dire al presidente della repubblica “si signore, ci dica lei chi vuole” ed in seguito operare in sede parlamentare per pilotarne le scelte?

La verità è molto più semplice, purtroppo, drammaticamente semplice: Entro l’anno 2018 l’Italia deve recuperare 12,5 miliardi di euro, entro il 2019 ne deve recuperare 20 di miliardi e questo significherà tagli delle spese e aumento delle tasse.

NESSUN GOVERNO POLITICO VUOLE QUESTA PATATA BOLLENTE

Pertanto lega e 5 stelle hanno proposto un nominativo che sapevano essere irricevibile.
Sapevano che il presidente della repubblica avrebbe usato il suo diritto di veto, e che si sarebbe spinto oltre, usando un interpretazione dell’articolo 92 che recita:

“Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.”

“Proposta” avevano indicato i padri costituenti perché, questi, non avrebbero mai immaginato in futuro che sarebbero potute esistere forzature politco/economiche sulla massima carica dello stato e che mai il presidente avrebbe usato questo “espediente”.

In questi giorni i mercati hanno cominciato la loro pressione sulle nostre casse, in poche ore sono stati bruciati miliardi di euro e lor signori ne hanno seminato i propri orti, guadagnandosi le etichette di “martiri”, “vittime”, “patrioti”, “sovranisti”, strategia che li ha messi al riparo da possibili critiche se avessero varato un governo politico e gli darà un enorme spinta alle future elezioni, che nonostante ciò che strombazzano a destra e manca, si guarderanno bene dal far arrivare a stretto giro.

Tutto in barba degli italiani e lasciando disattese le tante proposte fatte in campagna elettorale; non vi sarà nessun intervento sulla legge 119 contro la quale ci battiamo da tempo e contro la quale ci batteremo in futuro. Non ci sarà nessun intervento sul Jobs act, sulla Fornero, sul reddito di cittadinanza, sulla flat tax, e su molte altre proposte da loro fatte ed abbandonate per meri interessi di segreteria, senzaltro non nel interesse degli italiani.

Per questo propongo a stretto giro una manifestazione nazionale, si per criticare le scelte del presidente della repubblica, ma soprattutto per richiamare alle loro responsabilità Di Maio e Salvini e fargli rispettare le promesse che li hanno portati ad essere i partiti o il gruppo di maggioranza nel paese.

Per questo richiamo all’unità tutte le associazioni, tutti gli attivisti, tutte le personalità che si sono battute.

Emiliano Gioia