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Il blog di SìAMO

La libertà non è un' opinione

Il nostro paese

DiEmiliano Gioia

Mag 7, 2018

Il XXI secolo si presenta, per i proletari di ogni posto del mondo, come il periodo peggiore della storia dell’umanità, siamo giunti all’apocalisse.

 

Tra dieci anni non ci sarà più sufficiente lavoro per gli esseri umani, profetizzano i ricercatori di Bruegel, influente think-tank di Bruxelles, un gruppo di esperti impegnato nell’analisi e nella soluzione di problemi complessi, specie in campo economico, politico o militare.

 

Alcune professioni, si prevede, spariranno del tutto sostituite da macchine guidate da algoritmi, altri mestieri vedranno assottigliarsi sempre più la necessità di utilizzare mano d’opera per la produzione.

Quelli del Boston Consulting Group definiscono questa nuova era “Industria 4.0”, un’epoca pronta a surclassare ogni altro periodo storico, favorevole al capitalismo ed a tutte le classi dirigenziali del pianeta.

Ogni settore della società verrà toccato da questa ennesima, nuova, rivoluzione.

Questa deve essere una delle analisi, e dei motivi, che hanno spinto i pentastellati ad insistere per il reddito di cittadinanza, un obolo, a nostro modo di vedere, da parte dei  padroni per i proletari e comunque tutte le fasce più disagiate, per continuare ad alimentare il sistema consumistico necessario per rimpinguare i capitali dei “mangia vite”.

 

Gli stessi che hanno gridato al voto di scambio, di fronte alla paghetta offerta dal “divo” di Firenze, ai salariati poco prima di una tornata elettorale, piegano la testa al sistema economico che, dall’epoca di Henry Ford, ha saputo vedere proprio nei produttori di merci dei potenziali consumatori.

 

Certo non è direttamente un voto di scambio, certo questa tecnica non si palesa nell’immediato come una “marchetta” per ottenere una maggioranza politica, ma quante vite verranno “acquistate” dal sistema capitalistico con questo strumento?

 

Per quanto concerne i robot, Karl Marx del resto fu ancora più profetico del gruppuscolo di Bruxelles, analizzò nel XIII° capitolo del capitale l’avvento delle macchine nella produzione industriale, spiegando come i robot non sarebbero state di nessun aiuto nella vita degli uomini, e che tutt’ al più sarebbero state complici di eccessi di produzione con nuovi ulteriori problemi, che si sarebbero riversati sulle comunità.

Gli eccessi di produzione già esistono, e creano non pochi problemi alle nostre aziende, tra rifiuti da smaltire e aumento del costo dei prodotti, perché il prezzo comprende, alla voce “costi di gestione”, il prezzo dello smaltimento del surplus produttivo.

 

Ed è per questo che molte società hanno trovato degli escamotage, spesso fingiamo di non esserne a conoscenza, ma molti di noi sanno dove finiscono, non è forse vero?

In Africa, passando dalla voce “costi di gestione” alla voce “donazione”, facendo risparmiare alla nostra industria i costi di smaltimento e consentendo loro di ricevere anche degli sgravi fiscali (che paga la comunità).

 

Il nostro, non poteva nemmeno immaginare a che punto sarebbe arrivata l’ingordigia umana, né a che livelli di sublimazione sarebbero arrivate le tecniche economiche concernenti il lavoro ed il plus-lavoro.

 

Quello che sfugge al popolo è che con l’obolo statale (di questo si tratta), se da una parte viene alla mente l’idea di stare in panciolle e ricevere dei soldi a casa per sopravvivere, potrebbe anche essere piacevole per alcuni, il resto dei lavoratori professionalmente più qualificati dovranno, per conseguenza logica, soffrire nuove ulteriori pressioni fiscali e subire ulteriore consumo dei diritti civili e lavorativi, raggiunti con decenni di lotte, per spingere realmente ad un totale smembramento dell’industria, dell’artigianato, delle professioni, per spianare la strada all’avvento di nuovi schiavi meccanici.

 

Il paese Italia non ha bisogno di beneficenza, né di robot, né di vendere l’anima ai chiaroveggenti Bostoniani per conoscere il suo futuro. La nostra nazione seppur inclusa tra i paesi più industrializzati del mondo, ha da sempre nell’indotto dell’artigianato, dell’alimentazione, del turismo, del manifatturiero e dell’agricoltura le sue punte di diamante, i robot non sono altro che una scelta politica per un nuovo assetto societario della nostra patria.

 

Nessun uomo dovrebbe elemosinare il lavoro, nessun uomo dovrebbe vivere di sussistenza, se avviene è perché il paese in cui vive ha fallito nella gestione della sua economia per scelte politiche, mai per il rinnovamento tecnologico.

 

Saremo all’apocalisse un giorno, ma non tra un decennio e forse nemmeno tra cento anni, se accetteremo di assolvere ai nostri compiti di uomini e donne liberi, se entreremo nella logica che un paese sovrano non si fa imporre nulla da degli occhialuti pensatori asserviti ai progetti egemonici per l’economia di chi dell’imperialismo ha fatto il proprio credo.