09Febbraio

L'AUTISMO QUESTO SCONOSCIUTO?

Prof. Ivano Spano - Presidente SìAMO

 
 
 
Il “problema” autismo è venuto in superficie prevalentemente in relazione alla problematica dei vaccini. Prima se ne parlava poco ed era quasi sconosciuto.
Un dato per evidenziare questa valutazione:
- 20 anni fa si contava la presenza di un bambino con autismo ogni 2.000 nati (il sottoscritto ritiene anche ogni 5/6mila nati),
- oggi contiamo un bambino autistico ogni 90 nati. Un dato impressionante equivalente a circa 5.000 casi all'anno (negli USA il dato attuale sembra essere un bambino autistico ogni 50 nati).
Sulle cause dell'autismo vi è una grande confusione e, quindi, anche sulla sua definizione.
Potremmo dire che esistono 2 linee principali di pensiero al riguardo: quella che attribuisce all'autismo una genesi (causa) psicologica ( anni 80 del secolo scorso) e quella più recente che ritiene l'autismo causato da disturbi neurologici.
Per me l'autismo, “quello vero”, è il frutto di una causa psicologica che il grande psichiatra Sergio Piro ha descritto magistralmente nel suo libro “Le tecniche della liberazione. Una dialettica del disagio unano” edito da Feltrinelli. Il sintomo principale dell'autismo è l' “evitamento delle relazioni”. Il bambino vive in maniera contraddittoria particolarmente la relazione  materna e, quindi, la evita chiudendosi in sé anche rispetto alla più parte delle relazioni in ambito familiare.
Un esempio di relazione contraddittoria è la seguente: la mamma sente piangere il bambino, guarda l'orologio e capisce che è ora di allattarlo. Lo allatta e dopo 20 minuti, così come consigliato dal pediatra (categoria di medici che a mio avviso capiscono poco di bambini), smette di allattarlo.
Come si manifesta allora in comportamento contraddittorio della madre capace di essere colto dal bambino?
Primo: e se il pianto del bambino (pianto di cui si sa ancora molto poco) fosse la conseguenza di un mal di pancia? Ma chi se ha mal di pancia si mette a magiare? Ecco, allora, che il bambino vive negativamente questa relazione e sviluppa una percezione negativa della relazione con la madre (la madre cattiva).
Secondo: ammesso che il bambino piangesse perché veramente affamato chi può essere così sicuro che dopo 20 minuti fosse veramente sazio? La madre, pur buona, togliendo il seno precocemente appare inevitabilmente “cattiva” al bambino che, di fatto, aveva ancora fame.
La conclusione è che se nella dinamica relazionale (che è di natura sociale) tra madre e figlio finiscono per prevalere le relazioni vissute negativamente dal bambino, il bambino attua un meccanismo di difesa sottraendosi/evitando le relazioni stesse.
Per sottolineare la differenza con quello che viene chiamato, a mio avviso impropriamente, autismo ma con base neurologica consideriamo il problema, a esempio, del mutismo. Nell'autismo (con base psicologica) il mutismo è elettivo ossia è il bambino che decide di non parlare più; nell'altro caso (base neurologica) il bambini perde il funzionamento dell'apparato fonetico.
Particolare rilevanza è lo studio sull'autismo (base psicologica) dei coniugi Tinbergen (Niko ed Elisabetta). Per i  Tinbergen il danno emozionale che il bambino autistico ha subito nei primi mesi di vita può essere superato soltanto con interventi terapeuti multipli, spesso fondati sull’ espressione non verbale, che mirano a restaurare attraverso una vera e propria simulazione non priva di momenti altamente drammatici, il rapporto affettivo che, in condizioni normali si instaura tra madre e figlio. Solo dopo che sarà ristabilito questo equilibrio emotivo fondamentale potrà iniziare l'apprendimento delle abilità e delle prestazioni di tipo ludico, linguistico e sociale su cui si incentrano anche le terapie correnti dell'autismo presunto, ma su basi neurologiche, con risultati assai sconsolanti. (L'approccio dei  Tinbergen per questo è considerato un approccio autorevolissimo nel campo della etologia, dello studio comparativo dei caratteri e dei costumi individuali  umani).
A riprova del fatto che spesso si dà il nome di autismo a sindromi che hanno un’altra natura è utile citare il caso della sindrome di Rett. E’ una sindrome su base neurologica che interessa il sistema   nervoso centrale  caratterizzata da un grave deficit cognitivo. Normalmente si manifesta nei primi mesi di vita (6/18) con la perdita della motricità, delle capacità manuali e dell’interesse all’interazione sociale. L’incidenza di questa sindrome e stimata di 1 bambino ogni 9.000 nati.
Spesso è confusa con la sindrome di autismo o generico ritardo dello sviluppo.
Questo significa su base neurologica non dovrebbero essere considerate come autismo.
Di fatto, dal 2.000 a oggi, l’equivoco si è stabilizzato come norma. Questo a causa del D.S.M. “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” editato dalla Società degli psichiatri americani (guarda caso!). Il  D.S.M è. Di fatto, utilizzato si larga scala Italia compreso.
Nel  D.S.M-4 (quarta edizione all’inizio di questo secolo) l’autismo non viene considerato più come deficit psicologico e viene considerato nella categoria dei “Disturbi Pervasivi dello Sviluppo”. Con  il  D.S.M-5 (Maggio 2013) si parla solo di “Disturbi dello Spettro Autistico” inseriti nella categoria “Disturbi del Neurosviluppo” e vengono eliminate tutte le sindromi precedentemente ricondotte alla sindrome autistica.
Per definire la diagnosi di “Disturbo dello Spettro Autistico” i criteri sono 2:
Criterio A “Deficit socio comunicativi” che comprende 3 criteri che devono essere tutti presenti, Criterio B “Interessi ristretti e Comportamenti ripetitivi” che comprende 4 criteri ma presenti almeno 2.
Questa semplificazione viene spacciata per snellezza del processo diagnostico al fine di poter mettere in trattamento i bambini nel tempo più breve possibile. Tradotto in pratica questo vuol dire la messa in atto di un processo di medicalizzazione precoce di durata inesauribile visto che il deficit è di natura neurologica!
Abbiamo detto che, oggi, si conta, con questi nuovi criteri, un bambino autistico ogni 90 nati.
Difficile,ovvero impossibile, credere che i nostri figli nascano già predisposti a questa sindrome.
In alternativa, però, tutti (95%) devono obbligatoriamente vaccinarsi. Sappiamo che il contenuto dei vaccini tendenzialmente supera la barriera emato-encefalica interessando il cervello e, quindi, evidenziando quei deficit che sono distintivi di quelli che oggi sono considerati “Disturbi dello Spettro Autistico”.
Altrimenti come si spiegherebbe questa “epidemia” di autismo infantile?
A mio avviso difficile è non dedurre il fatto che sia, invece, questa “epidemia” di vaccinazioni a  determinare quello che impropriamente andiamo a definire “Disturbo dello Spettro Autistico”.
Morale: con questa operazione abbiamo assolto definitivamente i vaccini dal dubbio che, poi, non facciano “tanto” bene.

Conseguente a queste mie considerazioni la conclusione è che siano i vaccini a produrre questa “nuova” sindrome che propongo di chiamare non “autismo” ma, propriamente
“SINDROME DA VACCINI”
Con questo si intende parlare di come oggi sono composti gli attuali vaccini
e del come sono somministrati! 
Vorrei concludere riportando una seria valutazione Allen Frances, Professor di Psichiatria e Presidente del Dipartimento di Psichiatria e Scienze del Comportamento della Duke University (USA) che, per altro, ha presieduto alla redazione del D.S.M.-4 (1.994) e che sta denunciando la divulgazione incontrollata di false epidemie del disturbo mentale. Afferma:
“Questa medicalizzazione all’ingrosso di problemi mentali potrebbe portare all’erroneo  etichettamento di disturbo mentale per decine di milioni di passanti innocenti. E’ una questione sociale che trascende la medicina”.
Allen Frances, per sua stessa ammissione, sostiene di non voler vedere ripetersi gli stessi errori provocati dal D.S.M.-4 in relazione, a esempio, al disturbo da Deficit di Attenzione (ADHD), all’autismo e al Disturbo bipolare nell’infanzia che hanno costretto un numero impressionante di bambini anche di pochi anni a essere bombardati con antipsicotici e antidepressivi (Ritalin, Adderal, Prozac…).
A tutti voi una seria valutazione in merito!
Ah, dimenticavo, gli USA hanno abolito l’obbligo vaccinale.

Posted in Sanità

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